Studi su “A Wedding on Tomorrow’s Street”

December 22, 2008

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Yuri Pimenov,  “A Wedding on Tomorrow’s Street”, 1962.  Oil on canvas 86 X 80 cm Collection Tretyakov Gallery, Moscow

 

 

ARRIVO ALL’ISOLOTTO, MEMORIE:


 Intervista n.1

Venni qui a vedere e mi resi conto: non c’era nulla, c’erano case e viottoli, strade che erano campi ancora. La prima cosa che feci fu prendere gli stivali, perché era inverno, novembre, dicembre. […] Allora venni qua e dissi: “E ora che cosa faccio?”. Siccome c’era la piazza dell’Isolotto che era un campo, non c’era nulla ancora…

 

Intervista n.2

Quando sono arrivata non è che m’abbia fatto un bell’effetto, perché io abitavo in viale dei bambini, ed erano tutte queste case che emergevano dalla fanghiglia del lavoro dei cantieri, ancora non c’erano strade avevano dato dei nomi così. Questa si chiamava SC, che voleva dire strada centrale. E poi erano tutti numeri inizialmente, fin che poi dopo gli misero i nomi dei fiori, ma in un secondo tempo questo. Non c’era nemmeno un negozio, c’era soltanto questo gran fango di novembre, quindi ci volevano le scarpe di ricambio per andare all’autobus, perché si dovevano attraversare i guadi, in mezzo a questa palude. E poi arrivavamo su a Monticelli, perché l’autobus prima era lì quando ci hanno dato le case, perché prima non ce n’erano più vicini, ci si toglieva le scarpe e ci si metteva quelle pulite […] Il fango era dovuto ai lavori del cantiere, e lei si immagini, che in due tre giorni tutti volevano venire a prendere possesso della casa, per cui tutti questi camion con dentro la mobilia, sembrava…io uno scenario del genere non l’ho mai visto prima. Tutti i camion che partivano, che arrivavano tutti carichi di roba. Che se lo immagina, poi quelli che venivano ad allacciare il gas, la luce. Tutti insieme avevamo bisogno di queste cose.

 

Intervista n.5

-Ma quando siete arrivati all’Isolotto, voi siete stati i primi, cosa avete trovato?

-Noi eravamo i primi!

-Una ragazza mi ha detto: io quando sono arrivata all’Isolotto mi sembrava d’essere al mare. Mi aspettavo che con tutto questo spazio, tutta questa luce, tutto questo sterrato, allora non c’era nulla, era una specie di spiaggia, ho avuto l’impressione d’essere al mare.

-Una vita nuova, perché ho trovato una casa mia che mi pareva irreale, prima avevo una stamberghina piccola, che vivevo con mia moglie e 2 figli. Era tutto piccolo, ristretto, senza servizi. Quando mi sono ritrovato in via delle Magnolie 2, il cuore mi si è aperto dalla gioia

 

Intervista n.6

Era molto buio La sera il tram per andare a prenderlo bisognava andare al Florida in via Pisana. Poi l’hanno portato qui e qualcosa non andava. Io abitavo in via degli agrifogli, davanti alla chiesa. All’inizio c’era qualche metro asfaltato e dopo c’era sterrato. Per tre anni è rimasto sterrato, così d’inverno bisognava tirarsi su i pantaloni e camminare in questo modo. Arrivare a casa e cambiarsi […] Quando ci sono delle zone così nuove, ci sono delle cose che non vanno per qualche anno […]  A noi non ci importava se c’era il fango. Ci interessava mangiare e lavorare.

 

 Intervista n.11

-La prima cosa che ricordate arrivati all’Isolotto, cosa avete fatto, come siete arrivati?

-Noi eravamo sfollati da S.Jacopino con la mia famiglia. Mio padre era in graduatoria all’Ina Casa per l’Isolotto. Quello che mi ricordo è che quando ci fu questa assegnazione, s’andò tutti lì nella piazzetta davanti alla attuale chiesa e da una parte c’era La Pira su un palco e tutta la gente che era intorno e aspettava questa casa, che era il sogno di una vita e mi ricordo tanta confusione e tanta terra intorno. In pratica non c’era…esattamente…proprio allora ci fu la distribuzione delle case, quindi una grande emozione, perché poi non si sapeva nemmeno qual’era con precisione. E poi tutta questa terra, perché le strade non erano asfaltate, quindi c’era fango, queste case erano sorte un po’ così […] Poi con questa chiave sono andato a casa e l’emozione di entrare in questa casa nuova, mi ricordo mio padre soprattutto, perché venendo da una situazione difficile, dopo la guerra, sfollati da diverse parti, entrare in una casa nuova era veramente il coronamento di un sogno di diversi anni. Noi s’era ammucchiati in via Rossigni in mezzo a scarafaggi. Si stava male…siamo stati 10-12 anni in una casa al limite della decenza. Sicchè venire qua, in questa casetta nuova, anche se in mezzo alla terra, con le infrastrutture quasi inesistenti, però io mi ricordo questa grande gioia, questa grande emozione ad entrare in questa casa nuova. La contentezza dei miei genitori.

 

 Intervista n.14

Parecchi hanno scelto senza nemmeno vederle queste case, l’importante era averla poi…c’era solo un rapporto tra i metri quadrati e la situazione della famiglia, secondo il numero; però la mia impressione…si venne a fare una girata qua e si venne a piedi dal ponte alla Vittoria…non vi dico le scarpe com’erano dal fango…e io ero piccino….entravo in questa casa e mi sembrava enorme, abituato a vivere in una stanza con quattro persone, in una casa Dio bono!

 

Una cartolina per LOVE DIFFERENCE

November 18, 2008

Il ritorno dei rifugiati – Prijedor, Bosnia nord-occidentale, 2008 – Leone Contini e Alice Troise

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Leone Contini’s art intervention in Požarevac, Serbia

October 9, 2008

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*Benefattori che hanno offerto una possibilita’ ai profughi del Kossovo, che vivono in Kostolac,  di costruirsi una nuova vita:

(spazio vuoto)

Požarevac 10-08-2008

 

“The work is the attempt to transform the potential energy of

societal inequality into a concrete act of solidarity. In the settlement of

Rom refugees from Kosovo he tried to set up a list of needed materials for

infrastructure. This list would be visible in town to reveal the situations

of these people. The mentioning of the donor would follow the local system 

of values and the need of the gastarbajters to be accepted and visible. The

project fails! The failure will be presented in form of an empty

commemoration stone, which can be used in case of an act of solidarity

appears in future.”

 

*The marble plaque, installed in the “Park of Heroes”, was stolen few days later.

 

Serbian Heroes from IX-XX-XXI century. Studies

Studies for “The Return of the Gastarbeiters” Serbia, summer 2008 – home sweet home

October 9, 2008

Studies for “The Return of the Gastarbeiters” Serbia, summer 2008 – markets

October 9, 2008

Art Interventions – The Return of the Gastarbeiters

October 3, 2008

Art Interventions – The Return of the Gastarbeiters

22.7-10.8.2008 
Location: Požarevac, Eastern Serbia 

Media: all media 

Organizers: KUD “Art Klub”, Kucevo 

Partners: Serbian Ministry of Diaspora, Požarevac Cultural Center, Citizens of Europe, Berlin, Neocom, Vienna 

Colloquium description: 
The subject of the colloquium is returning guest workers from Europe to Eastern Serbia and their influence on the local economy, politics, culture and environment.
It will consist of: 
– 3-week field research by students of the anthropology department of the Philosophical faculty 
of Belgrade University 
– a week long seminar that will include lecture on the history of the area and its current 
situation, on the subject of returning economical immigration and on engaged art and art in 
public space 
– a 2-week artist’s workshop in which will participate 20 artists, 10 Serb and 10 international, 
– 3- week exhibition in Požarevac 
– Seminar and presentation in Belgrade 
The artists will work and exhibit in public spaces in order to allow maximum communication with the returning immigrants and the population that stayed behind. The documentation of interviews with returning immigrants and decision makers done as part of the pre-colloquia research, students’ research, the lectures given in the seminars and the artists work will be collected in catalogues and presented in Belgrade to create a reaction on a national level. 

Concept: 
The area of Eastern Serbia is a traditionally poor agricultural area and therefore had much immigration to different developed countries. Now many immigrants are returning with their interpretation of the experience they have got in the West which often deteriorates to corruption, nationalism, nouveau riche culture and lack of respect to the environment. Since the area is dependent on that income there is no public debate on the phenomenon and no directives, no regulations or laws regarding these issues. 
The relation between the immigrants – host community distinctly affects the relation immigrants – home community but there is an agreement of silence between the home community and immigrants to keep these worlds apart. When in Serbia they very rarely talk about their experiences and difficulties abroad. In that way they maintain an illusion that they do not really work abroad and conceal their real status their and assert the powerful image of the patron and their status of power. 
Consequently, people in these areas talk about people who “have money” or “do not have money” but never about working for money. That money is either “given or not given” to them as reward or punishment for how they behave, again without any relation to work. To fulfill their side of the bargain the local community plays the role of an obedient, respectful, needy kin which makes them even more helpless and lacking initiative. This project will raise taboo in the public of discussing these issues and pressure public institution to create regulation concerning the disturbing aspects of the phenomenon.

Ethnic Green, Verde Etnico – studies

October 3, 2008

Third generation cucuzzedda (Brooklyn 2008)

October 3, 2008

“Sicily, Easter 1994” Florence ’08

February 23, 2008

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“Whole Foods, Whole Faiths” NY ’07-’08 – Studies on sprouts in Manhattan

February 20, 2008