Archive for December, 2007

December 31, 2007

“guarigione” – “Healing”, Sarajevo 2003

December 24, 2007

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doppio taglio, Gorizia-Nova Gorica-Sarajevo

December 24, 2007

Doppio taglio
 
 
       
La spilla, Yugoslavia anni ’80
 
01-bratstvo-edinstvo-reperto-in-plastica-jugoslavia-1981.jpg 
 La spilla in plastica risale ai primi anni ottanta, la scritta, in cirillico, è stata un motto fondamentale nella Jugoslavia socialista: “Bratstvo – Edinstvo” , “Fratellanza e Unità” . Si tratta di un oggetto concepito all’interno di un progetto politico che aveva come scopo la costruzione di una macro identità jugoslava, che inglobasse le identità nazionali degli slavi del sud ovvero sloveni, croati, bosniaci, serbi, macedoni e montenegrini. La spilla è quindi un frammento di un progetto di “ingegneria identitaria” tragicamente fallito; la propaganda non è stata capace di sedimentare sul lungo periodo una sostanza identitaria vera e propria: la “Jugoslavità”, come una piantina in vaso (o in provetta), ha avuto bisogno delle cure continue dell’apparato istituzionale e propagandistico, ma quando le attenzioni e gli stratagemmi anti entropici del regime si sono esauriti, il flusso di informazioni ha cominciato a fluire in senso opposto all’interno delle grandi arterie mediatiche: così quegli stessi canali che veicolavano il messaggio di fratellanza e unità hanno cominciato a veicolare i messaggi di sospetto e divisione. Da qui la guerra.
Dagli anni novanta hanno ovunque proliferato gadget identitari di tipo nazionalista ed anti jugoslavo, e più in generale un profondo nazionalismo ha permeato l’universo simbolico soprattutto in Serbia, Croazia e Bosnia.
Se l’apparato propagandistico ha permesso che all’interno delle sue arterie mediatiche d’improvviso fluissero contenuti di segno opposto questo significa che rispetto a questa “malattia” l’universo valoriale ed istituzionale della Jugoslavia non aveva anticorpi: improvvisamente il messaggio di odio e lo sciovinismo hanno saturato lo spazio mediatico. Io credo che nella mancanza di pluralismo stessero allo stesso tempo la forza e la debolezza del sistema jugoslavo: imporre un ideale assoluto attraverso una tecnologia della persuasione, escludendo metodicamente ogni dialettica interna, permette di ottenere rapidamente un consenso molto alto, ma appena si verifica una discontinuità politica questa disabitudine al dissenso permette l’irromperedall’alto e dall’oggi al domani di ideologie di segno opposto. La tecnologia della propaganda segue le sue logiche inesorabilmente, è essenzialmente formale ed indifferente ai contenuti che essa veicola, si tratta di un enorme dispositivo, di un congegno perfetto la cui unica funzione è la creazione del consenso, di un qualunque tipo di consenso, attraverso la perentorietà dello slogan e la distruzione del dissenso.
 
 
                
 
           
La scheggia, Ex-Yugoslavia anni ’90
 
02-sheggia-shrapnel-reperto-in-ferro-ex-jugoslavia-primi-anni-90.jpg  
La scheggia di shrapnel è a sua volta un manufatto, di segno ideologico apparentemente opposto: se la spilla è un piccolo monumento portatile che vorrebbe edificato il mondo nuovo nel segno della cooperazione tra i popoli, la scheggia simboleggia la volontà di distruggere quel mondo ormai sentito come vecchio e che con tanta cura ed intenzionalità era stato progettato e costruito. Al suo posto il sogno di purificazione della piccola patria – che però sogna inevitabilmente se stessa come grande: grande Serbia, grande Croazia, grande Albania etc ect
La scheggia esplode secondo criteri precisi frutto degli studi di ingegneria militare: nell’ottica di chi progetta la bomba, più piccola e frastagliata è la scheggia più grande è il danno e minore l’utilizzo di ferro, quindi massimo il risparmio. La bomba è progettata per disintegrarsi in innumerevoli schegge di forma in questo caso allungata e frastagliata; tuttavia l’aspetto definitivo di ogni singolo frammento è determinato unicamente nell’attimo della deflagrazione, ciascuna scheggia è per così dire unica e di nessuna la forma è prevedibile a priori.
Ogni strumento di distruzione è depositario di un coefficiente di imprevedibilità, non solo “formale” ma anche sostanziale: l’oggetto può essere utilizzato in modo improprio e la granata, costruita per difendere la federazione Jugoslava, è stata invece utilizzata per distruggerla, ridurla a sua volta in cocci, in schegge.
 
 
 
                                   La morale
 
Tecnologie sociali e politiche e tecnologie militari esplicano la loro efficacia anche dopo la morte (metaforica e non) di chi le aveva adottate, poiché la loro natura intrinseca è del tutto indifferente a quei valori e a quelle idee che esse in origine dovevano sostenere e proteggere.
 
 
 
Leone Contini, Firenze 2006